Elezioni regionali 2024 

Orlando e Shlein in piazza Don Gallo: «La prima questione è la difesa della sanità pubblica. Necessaria la reindustralizzazione sostenibile»

Gremita la piazza del centro storico da cui il capo largo a sinistra ha avviato la campagna elettorale. Il segretario Pd Simone D’Angelo: «L’altra parte politica lo ha fatto in un hotel a 5 stelle. Questa piazza non ha solamente il nome di un uomo che ha dato tanto a questa città, ma è un messaggio vivente: qua abbiamo passato gli ultimi giorni, nelle feste dell’unità abbiamo ripetuto più volte quella frase che il Gallo ripeteva spesso, “dimmi chi esclude e ti dirò chi sei”. Ecco, in questa città, in questa regione, per troppi anni abbiamo visto escludere tanti e troppi dei processi democratici»

«Pochi minuti fa, il candidato alla presidenza della regione, dell’altra parte politica, ha avviato il suo percorso all’hotel Bristol, un hotel a 5 stelle – ha detto Simone D’Angelo (segretario Pd Genova), mentre la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein doveva ancora arrivare -. Penso che per la nostra parte politica, avviarla qui, in piazza Don Gallego, questo è il nostro albergo a 5 stelle, l’enorme hotel Bristol. Perché questa piazza non ha solamente il nome di un uomo che ha dato tanto a questa città, ma è un messaggio vivente, qua abbiamo passato gli ultimi giorni, nelle feste dell’unità abbiamo ripetuto più volte quella frase che il Gallo ripeteva spesso, dimmi chi esclude e ti dirò chi sei. Ecco, in questa città, in questa regione, per troppi anni abbiamo visto escludere tanti e troppi dei processi democratici, abbiamo visto escludere la maggior parte dei cittadini e dei cittadini, una Liguria e una Genova per pochi, inclusi che lasciava fuori tutti gli altri, così pochi che si ritrovavano in luoghi privati, in luoghi distanti dalle istituzioni. Ecco, di quella Liguria, di quella Genova, non ne sente nessuno la mancanza e in queste ore, in questi giorni, vediamo il sindaco di Genova, commissario alle grandi opere, nonché candidato alla presidenza della regione Liguria e magari chissà qualche altro titolo arriverà in queste settimane, ripetere che la sua è la coalizione del fare, mentre dall’altra parte c’è un presunto fronte del no. Ecco, mettiamo in chiaro le cose. Noi rivendichiamo tutti i no che abbiamo detto in questi anni alla gestione di Toti e Bucci che ha distrutto la sanità, ha distrutto l’ambiente in questa regione e ha portato porta questa regione ad avere dei dati sociali ed economici simili a quelli delle peggiori regioni del mezzogiorno d’Italia. Ma ecco, rispetto a quello che noi non vogliamo, però, io penso che in questi giorni, in queste settimane, in questi mesi, il Partito Democratico a livello nazionale, a livello regionale – e per questo sono contento di avere qui vicino, qua sotto, Davide Natale (il segretario regionale dem n. d. r.) che ringrazio per il lavoro fatto in questi mesi, chiedo a tutti voi di applaudire perché non è scontato essere qui in questa situazione di unità e di serenità del nostro partito e di questa coalizione. Ma ecco, il Partito Democratico, da Roma a Genova, ha messaggi chiari, messaggi netti, messaggi che non sono ambigui e penso che questo sia l’elemento più forte, più chiaro, l’elemento più positivo anche del lavoro fatto nelle strade, nei quartieri, nei nostri circoli, con i nostri iscritti e con i nostri simpatizzanti. Penso che la questione principale, che riguarderà in particolar modo questa città è “qual è il futuro che noi sapremo riconsegnare a questa regione”. Questa è una città che ha perso il desiderio di sperare, guardate, questo è un elemento drammatico. Noi abbiamo una marea di giovani che abbandonano questa città, abbandonano questa città soprattutto i giovani istruiti, coloro che fanno un ciclo universitario ma non trovando più un futuro per il quale lottare e decidono di emigrare. Ma quelli che restano non è che sono meno bravi, è che non hanno le risorse materiali per andarsene altrove. E questo è drammatico per il futuro di un territorio. E penso che quella parte politica che parla a proposito di merito, tanto da avere addirittura nominato così un ministero, dovrebbe farsi carico di questi problemi. Ma in questi nove anni di giunta a Totti questi problemi non li abbiamo visti. E su ogni argomento, su ogni tematica difficile e complessa sono arrivate risposte facili, in qualche maniera anche banali. A volte la comunicazione ha servito la politica. Abbiamo visto i fuochi d’artificio, ma abbiamo visto i pronti soccorsi pieni. Ecco, questa regione è una regione che deve rimanere nel dimenticatoio e che il Partito Democratico si candida oggi a superare definitivamente. Perché non è più accettabile che in una regione sviluppata nel nord Italia per una visita si debbano aspettare 400 giorni. E se non hai soldi per curarti nella sanità privata, allora smetti di curarti. È una indecenza e noi dobbiamo rivendicare questa differenza con chi oggi è all’Hotel Bristol a lanciare la campagna elettorale. Perché è in queste differenze che si misura ancora la differenza storica che c’è ed esiste ed è chiara tra la destra e la sinistra. E con buona pace di tanti, che in questi anni hanno detto il contrario, Marco Bucci è l’espressione della destra di questa regione in continuità col modello Toti e in continuità col modello Meloni. Ma penso che con la candidatura di Andrea Orlando e con questa coalizione la nostra parte politica non abbia timore a definirsi la sinistra. Ecco dopo tanti anni torniamo a rivendicare il valore di questa parola. E quindi un appello che rivolgo soprattutto ad Andrea. Non candidiamoci ad essere il volto buono della destra come troppo spesso la sinistra ha pensato di fare. Noi siamo la sinistra e siamo quelli che sono nati per portare avanti quello che sono rimasti indietro e in questa regione indietro ne sono rimasti troppi».

«Un ringraziamento prima di tutto a quell’amico, a quel compagno che ha portato quella bandiera, la bandiera della pace – ha detto il candidato presidente del campo largo Andrea Orlando -. Perché in una campagna elettorale, travolti dagli eventi, travolti dagli appuntamenti, ci si può distrarre, ma non ci si deve distrarre dal fatto che al di là di come la si possa pensare sulle cause, ora bisogna dire prima di tutto stop alle bombe su Gaza. E grazie per l’aiuto di chi ci sta aiutando a costruire il programma. Io non ho voluto costruire un programma che fosse esclusivamente il frutto del confronto tra esperti, tra politici, tra persone che si occupano di un tema. Ma c’è bisogno del sapere, ma c’è bisogno anche del sentimento di chi avverte i problemi, le contraddizioni sulla propria pelle. E per questo motivo noi abbiamo voluto fare cinque assemblee nelle quattro province, nel Tigullio, domani ci sarà l’ultima qui a Genova, nella quale finire di costruire il programma insieme. Perché vogliamo, e in questo voglio ringraziare tutti quelli che hanno partecipato, dare anche da questo percorso il segnale che vogliamo collocarci nel punto più lontano possibile dal modo in cui si è governata questa regione. Noi non vogliamo un’alternanza. Noi vogliamo costruire un’altra idea di democrazia. Perché, come ho ripetuto, è inutile che si offendano. Qui la democrazia è diventata una oligarchia. E si smonta solo facendo partecipare il popolo, le persone, coinvolgendole nei passaggi fondamentali, chiedendo ai lavoratori, ai commercianti, agli artigiani, a tutti quelli che rischiano del loro, ai pensionati, di dare una mano a risollevare la regione. Io non credo nelle istituzioni guidate da persone solo al comando. Io credo che ci sia un popolo, il suo orgoglio e la sua possibilità di riscatto alla base di una nuova stagione. Voglio dire con molta nettezza quello che voglio fare. Io voglio lavorare, e vedo che il consenso su questa idea cresce, per una reindustrializzazione sostenibile della nostra regione. Perché è inutile contare i posti di lavoro, se quei posti di lavoro assicurano un salario che non consente di arrivare neanche ai primi 15 giorni del mese. È inutile continuare a dire che i posti di lavoro crescono, e per la verità non crescono neanche, e quando calano non calano solo a Savona. Quando calano non calano solo a Savona. È inutile continuare a fare il conto dei posti di lavoro e poi scoprire che quel lavoro è un lavoro povero, per cui i ragazzi che studiano, che prendono un diploma o che prendono una laurea, un master, la prima cosa che pensano per trovare un posto di lavoro che sia corrispondente alle loro aspettative è quello di andarsene da un’altra parte. Noi non affronteremo il declino demografico della nostra regione se non saremmo in grado di costruire buon lavoro, lavoro di qualità, lavoro che può portare solo un’industria di nuova generazione, dove si applicano tecnologie, dove si innova, dove si costruiscono le condizioni perché la Liguria possa tornare ad essere un’eccellenza a livello nazionale e internazionale. Vedete, l’altro giorno ho partecipato alla cerimonia dell’inaugurazione del Salone Nautico, una bellissima occasione, una bellissima vetrina per la produzione nautica che è un fiore all’occhiello per la nostra regione e per il nostro Paese. Grazie Ignazio, grazie Marco, prego e scusa, grazie agli industriali, grazie agli imprenditori, ed è giusto, ma nessuno che sia mai venuto in mente che quelle barche, che quei panfili sono il frutto del lavoro di persone che sanno trasformare le cose. E noi dobbiamo riconquistare la capacità di trasformare le cose perché certo serve la logistica, certo serve la crescita del turismo magari di una qualità diversa da quello che abbiamo conosciuto in molte realtà della nostra regione, ma la possibilità di essere eccellenza, di essere una regione che compete a livello globale e che dà un futuro alle nuove generazioni, è legata al fatto di essere di nuovo una grande regione dove si fa produzione, dove si fa trasformazione, dove c’è manifatturiero, dove c’è industria. Io non parlerò. Ciao Elli! Sta arrivando Elly Schlein, in questo momento in piazza. Vediamo se riusciamo a strappare qualche valuta o se va subito come è probabile. Fatemi ringraziare la nostra segretaria. Non solo di essere qui, ma della battaglia che sta guidando contro il tentativo di rompere il paese, di spaccare il paese con l’autonomia differenziata. Non lo dico da esponente del Partito Democratico, lo dico da Ligure. Noi abbiamo tutto da perdere in un paese diviso nel quale la Liguria non sarà supportata nell’affrontare la crescita della spesa sociale e sanitaria dovuta alla nostra composizione democratica. Ecco perché io ringrazio Elli oltre al modo in cui ha rimesso al centro della vita politica il Partito Democratico. La ringrazio per questa battaglia. La farò corta perché credo che sia giusto ascoltare soprattutto lei».

«Voglio dire ancora due cose – ha continuato Orlando -. Vedete, confrontandoci, parlando con le persone, abbiamo non cambiato il programma, ma messo a fuoco le priorità. Ne voglio dire due che sono venute fuori da queste assemblee perché mi sembra giusto anche spiegare che cosa vuol dire l’interlocuzione e come la considero io. Nella nostra regione è scomparsa completamente dal dibattito pubblico una cosa che dovrebbe essere al centro, perché l’inchiesta parla anche di questo, la presenza della criminalità organizzata nella nostra regione. C’è la mafia, c’è la ‘ndrangheta, investe, e la moneta cattiva scaccia la moneta buona. E gli imprenditori onesti che rispettano le regole sono superati ed espulsi dal mercato da quelli che riciclano il denaro, anche nella nostra regione. Condizionano gli enti locali, sono stati voti le amministrazioni sciolte. Al centro della politica e delle istituzioni e dell’attività della regione ci deve essere un no. Chiaro, tondo, lo voglio dire a Bucci, questo è il nostro no. No a tutte le mafie! E poi un’altra cosa. Un’altra cosa. Noi non possiamo continuare a piangere sul fatto che di volta in volta, quando c’è un evento straordinario di carattere climatico, la nostra regione va in difficoltà. Certo, le infrastrutture, riparare quello che è stato danneggiato, ma dobbiamo prevenire. Nei primi cento giorni di governo dovremo fare una legge contro il consumo del suolo. Io in questi giorni ho detto quello che pensavo di quella vicenda, si sono tutti offesi, ma ho parlato solo di fatti, io non insulto le persone. In questi giorni io sono stato oggetto degli attacchi di quasi tutti i candidati, alcuni che si dicono di sinistra o non meglio qualificati, ma è segno che sono nervosi e che stiamo dettando noi l’agenda politica di questa campagna elettorale. Adesso gli attacchi più frequenti mi vengono dall’assessore Gratarola. Io credevo, quando lo nominò Totti, che fosse una specie di personaggio di un autore francese che mi piace molto, che si chiama Pennac, che faceva la parte del capo espiatorio. Dopo quattro anni di non governo della sanità di Totti, è stato pescato questo autorevole medico e messo lì per fare il parafuso. No, non è il capo espiatorio, è il front runner del centrodestra. E in questa sua centralità politica è chiamato però a gestire delle contraddizioni non semplici. Perché l’altro giorno l’onorevole Rosso, che è un parlamentare di Fratelli d’Italia, ha spiegato che è andato tutto bene in Regione. Fa ne un piccolo particolare, la sanità. Stiamo parlando dell’85% del bilancio della Regione. Che cosa è andato bene con l’onorevole Rosso allora? E che cosa poteva andare peggio? E subito, subito, appena sono entrati nel merito, e appena sono entrati nel merito, hanno detto uno che vuole cancellare Alisa, l’altro che la vuole modificare, e l’altra, quella che l’aveva ideato e che evidentemente è orgogliosa della sua invenzione, che la vuole tenere. Eravamo noi quelli del no. Eravamo noi quelli confusi… Ecco, io lo dico con molta chiarezza. Alisa va superata. Perché non è servita a niente. E noi dobbiamo lavorare per fare, per smontare i carrozzoni che sono stati creati in Regione e recuperare la programmazione. E la prima cosa che dobbiamo fare è restituire centralità alla sanità pubblica. Investendo sugli organici, facendo in modo tale che gli infermieri, i medici siano remunerati come doveroso e che siano in grado di sopportare lo sforzo straordinario che gli dovremmo chiedere per superare le liste d’attesa. L’altro giorno, per sintetizzare, ho detto che noi non vogliamo una sanità che sia una sanità come quella americana, dove si usa la carta di credito. E l’assessore Gratarola, il capo del centrodestra in questo momento, direi, ha detto che io non so di cosa parlo, io non so di cosa parlo, perché andando dai privati non si paga. Ah, se sei nel pacchetto delle prestazioni che sono state acquistate, ma se non ci sei e ti danno un appuntamento a un anno, l’unica cosa che puoi fare è andare in intramoenia oppure andare dal privato e spendere 100-150 euro, spendere 300-400 a seconda della prestazione. Ecco, la carta di credito si usa già adesso in Liguria, o se no, chi non la usa rischia di non potersi curare. Non sono io che non so quello che sta succedendo. È chi ha governato la sanità in questa regione che non sa quello che sta succedendo in queste ore. E fatemi dire ancora una cosa. Io credo che noi dovremmo non solo avere un’idea diversa di come si governa, ma che questa idea debba nascere da un’idea radicalmente diversa di società. Ieri sera mi ha intervistato un mio concittadino che si chiama Dario Vergasola, che qualcuno conosce. E oltre a avermi preso molto in giro, è venuta fuori una cosa che riguarda la nostra città. Ora a me è fatto venire in mente una cosa. Io sono stato molto fortunato, e forse questo ha influenzato anche le ragioni per le quali io ho fatto alcune scelte nella vita anziché altre. Io ho frequentato, quando ero bambino, quando ancora non c’era in questo paese questa strada, ho frequentato una scuola che era la scuola sperimentale, dove i bambini venivano, quelli che all’epoca venivano inclusi nelle classi, i bambini che venivano definiti handicappati. È stata una mia fortuna, non loro. Perché io oggi so che si può crescere insieme, e noi possiamo dare qualcosa a loro, e loro danno qualcosa a noi. Una percezione… Una percezione della diversità che non è dettata dalla paura. è dettata dalla curiosità di capire che cosa c’è nell’altro. Vedete, lo dico non a caso, perché in questi giorni si ricomincia a parlare di classi speciali, di classi differenziate. Noi non ci vogliamo tornare, non vogliamo che la destra ci riporti là. Non lo vogliamo. Non lo vogliamo perché noi siamo in una regione nella quale non solo abbiamo saputo includere, abbiamo saputo includere le ondate migratorie dei lavoratori che venivano dal sud, dei lavoratori che venivano da altre parti del mondo, ma noi oggi abbiamo bisogno di una capacità di includere. Abbiamo una società che invecchia, dove la solitudine rischia di essere il nemico più grande e noi agli anziani, alle persone sole, dobbiamo dire che non li abbandoneremo e che costruiremo le condizioni perché ci sia un supporto pubblico, in collaborazione con le associazioni, col volontariato, perché nessuno sia lasciato indietro il ragione del fatto che ha qualcosa in meno rispetto a ciò che noi consideriamo normale o qualcosa di diverso. Ecco, io concludo dicendo una cosa. La nostra Liguria deve essere una Liguria che si batte, come ho detto, per la reindustrializzazione sostenibile e per la lotta alle diseguaglianze. La lotta alle diseguaglianze vuol dire le diseguaglianze tra gli strati sociali, le diseguaglianze tra le generazioni, le diseguaglianze tra chi vive in una città e chi vive in un’area interna. Vorrei dire, parafrasando una canzone di David Bowie che dice “C’è vita anche su Marte”. Sindaco Bucci, c’è vita anche oltre Cogoleto. Glielo garantisco. Posso testimoniarlo. La Liguria non è il posto solo dove ci si contende la partita elettorale, che è sicuramente Genova. Andare da tutte le parti, parlare con tutti. Non solo è la condizione essenziale per capire quali sono i bisogni delle persone, ma è un dovere di tutti noi parlare con le persone che in questo momento si sono allontanate dalla politica. Sono le cassiere che devono lavorare tutte le domeniche, sono gli operai che non si sono sentiti tutelati, sono i giovani che se ne vanno, sono le donne che devono scegliere tra il lavoro e la famiglia perché non sono sostenute da una rete. Sono le persone che non ce l’hanno fatta e non perché sono state colpite da una maledizione, ma perché questa è una società che spesso fa lo sgambetto nella corsa della vita e noi dobbiamo aiutare a rialzarli. I poveri non sono i nostri nemici, sono ciò che potremmo essere noi se le condizioni della nostra vita fossero state diverse. Ecco, questa è la Liguria che io voglio e voglio ringraziare Elly Schlein e per essere venuta qui ad aiutarci a vincere»

Il discorso di Elly Schlein

Grazie a tutti e tutti voi, grazie ad Andrea Orlando, ci arrivo. Guardate, oggi ha piovuto qui e ci siamo chiesti qualche ora fa se fosse il caso di spostarci al chiuso e devo dire che io ho guardato le previsioni anch’io e ho detto ma insomma però dovrebbe finire verso le sette. Abbiamo fatto questa scommessa perché ci siamo detti guardate proviamo, proviamo, perché noi vogliamo stare in mezzo alla gente, vogliamo stare all’aperto, non al chiuso degli alberghi, al chiuso dei soliti giri.

È qui che ci piace stare, è qui che ci eravamo visti già qualche tempo fa e quindi con la stessa fiducia e speranza che ci ha permesso di essere qui insieme questa sera senza pioggia, poi non voglio essere smentita, è la stessa fiducia e speranza che vi chiedo di avere per andare a vincere in Liguria e costruire un’alternativa per questa regione che se la merita tanto, se ne sente un bisogno. Guardate, io vorrei proprio ripercorrere alcune delle cose che ha detto Andrea Orlando poco fa, ringraziando io lui per questa disponibilità non scontata a correre in questa sfida così importante e farlo con una squadra attorno di forze civiche e politiche che hanno un comune sentire su dove vogliamo portare insieme questa regione. Le priorità sono quelle che Andrea ha perfettamente enunciato, voglio tornare anche io su alcune di queste anche perché non mi è sfuggito di essere stato oggetto anche oggi di qualche polemica scomposta direi.

Ora la prima grande questione su cui noi stiamo insistendo è esattamente questa ed è una questione identitaria per noi ed è la difesa della sanità pubblica universalistica dai tagli e dalla privatizzazione strisciante di questa destra che anche qui in Liguria non ha fatto eccezione. Guardate, la cosa più pericolosa è che se vuoi smantellare la sanità pubblica non devi fare una delibera regionale, non devi neanche cambiare una legge, basta fare quello che stanno facendo, togliere l’ossigeno alla sanità pubblica, tagliare i finanziamenti senza nemmeno il coraggio di ammetterlo perché continuano a parlare di un grandioso investimento storico quando in realtà la spesa sanitaria sta scendendo sul pil da quando Giorgio Meloni ha Palazzo Chigi. Ma non è un caso, guardate, non è disattenzione e non è sciatteria.

Di questo dobbiamo essere consapevoli e credo che i Liguri l’abbiano visto purtroppo sulla loro pelle. È un disegno perché la destra vuole una sanità a misura del portafoglio delle persone, vuole una sanità in cui chi da solo ha le risorse può saltare le infinite liste d’attesa e andare dal privato, ma chi quelle risorse da solo non ce le ha sta rinunciando a curarsi. È la storia di milioni di persone in questo Paese, è la negazione di quel diritto alla salute che abbiamo in Costituzione, è la negazione di quella grande battaglia che donne straordinarie come Tina Anselmi hanno fatto per una sanità che curasse chi da solo non ce la fa.

È proprio quello il punto che noi dipenderemo e dipenderemo fino in fondo. E guardate anche chi oggi, non avendo argomenti a ripreso a insultare, ma noi non ci scomponiamo e continuiamo a stare sul merito delle cose, segnalo che i dati anche qui in Liguria sono gli stessi, guardate, i dati sono che anche qui a Genova c’è chi aspetta 430 giorni per una coloscopia programmata, c’è chi alla Spezia aspetta 330 giorni per una ecografia alla mammella. Allora è chiaro che se devo aspettare un anno e mezzo per un esame di prevenzione, che prevenzione è? Stiamo uccidendo la prevenzione, questo non fa bene né alle persone né al Paese, perché vuol dire più sofferenze e più costi rimandati al dopo.

Dovrebbero saperlo coloro che hanno amministrato la sanità in questa terra, perché noi ci siamo andati, ci sono stati anch’io all’ospedale Galliera, qui a Genova a incontrare medici, infermieri, oggi ho incociato in stazione un os, beh anche gli os sono una figura fondamentale per il nostro sistema sociosanitario, non lo diciamo mai abbastanza, perché molto spesso nel loro è un lavoro precario, basta precarietà nella sanità pubblica, perché altrimenti continueranno a fuggire verso il privato o verso l’estero. Vi do dei numeri, 21.000 medici sono già andati all’estero, 70.000 infermieri mancano nei reparti e 30.000 medici, attenzione, è chiaro il disegno, se si svuotano quei reparti le liste d’attesa si allungano, con le iniquità, le ingiustizie tremende che vediamo di medici assunti a gettone, magari nello stesso reparto dove i loro colleghi prendono di meno per fare lo stesso lavoro. Ecco è così che silenziosamente stanno svuotando quell’idea di sanità pubblica universalistica che invece qui in Liguria dobbiamo rilanciare.

Siamo una popolazione che invecchia e non ci stiamo facendo i conti. Ci sono delle belle esperienze che sono venute fuori in questi anni e devono farci da guida e da esempio, e voglio dire qui una cosa da ex amministratrice regionale in mezzo a una pandemia, non ce l’avremo fatta ad affrontare quella drammatica esperienza senza il contributo del terzo settore, del volontariato, delle associazioni di promozione sociale. Non ce le possiamo ricordare soltanto nell’emergenza e poi dimenticarle i giorni dopo, perché loro sono proprio chi ci aiuta a non lasciare indietro nessuno e spesso vengono lasciate indietro anche queste associazioni che invece andrebbero ascoltate per scrivere una sanità del futuro.

Perché diciamoci la verità, noi stiamo insistendo sul personale e stiamo insistendo su più risorse, lo faremo anche nella prossima manovra, ma anche prima di questo governo la sanità soffriva, perché dobbiamo immaginare una sanità diversa, migliore, innovativa, che è ad esempio la sanità del territorio. Diciamoci la verità, per chi vive nelle aree eterne, se deve fare 40 chilometri di auto per trovare il primo presidio, il diritto alla salute sarà un diritto a metà. Noi insistiamo sulle case della comunità, sugli ospedali nei quartieri, sul portare la risposta di cura più vicino a dove le persone esprimono i loro bisogni, vuol dire dare più servizi alle persone anziane e soprattutto alle persone non autosufficienti, vuol dire fare anche in Italia una legge nazionale per i caregiver, perché i loro bisogni non sono gli stessi delle persone di cui si prendono cura nelle loro case.

Vuol dire, come diceva Andrea, avere molta più cura, più servizi, più percorsi di vita indipendente per le persone con disabilità. Guardate, qui un punto deve essere chiaro, non vogliamo più sentire da destra parole di discriminazione o di segregazione di bambini e bambine con disabilità che hanno pieno diritto all’inclusione nella scuola oggi e nel lavoro domani, perché la Repubblica è fondata sul lavoro anche e soprattutto per loro, per chi fa più fatica a inserirsi. E lo dico perché vengo in una città dove spesso incontro un amico, Marco, che mi ricorda che in questa regione ci sono centinaia e centinaia di bambini e bambine con disabilità che non hanno una presa in carico da parte dei servizi.

Questa deve essere una priorità, Andrea, di quello che andremo a fare con il vostro sostegno. E accanto a questo c’è un’altra grande priorità sulla sanità che ci chiedono le ragazze e i ragazzi nelle scuole e nelle università, ed è più attenzione e risorse sulla salute mentale, perché non può essere un tabù, perché mancano strutture, mancano i professionisti, perché non può essere che in questo Paese, se soffri di un disturbo del comportamento alimentare, la tua possibilità di curarti dipende esattamente da in quale luogo sei nato, in quale luogo vivi. Ecco, noi forse questo, Andrea, che ci tiene insieme anche al resto della coalizione, il rigetto da parte nostra dell’idea di un’Italia e di un’Alliguria in cui il tuo destino sia scritto nel luogo e nella famiglia in cui nasci, perché è la violazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione che parla di eguaglianza sostanziale e formale, che parla di rimozione degli ostacoli, che questa destra ogni giorno sta lavorando per aumentare le diseguaglianze.

Sì, è vero, è uno dei motivi per cui stiamo facendo una grande battaglia per bloccare questa pessima autonomia differenziata che vuole spaccare il Paese aumentando le diseguaglianze che soprattutto le aree interne e il sud hanno pagato già tantissimo, ma fa male anche al nord quella riforma. Come possiamo immaginare che la strada giusta oggi sia di avere 20 diverse politiche energetiche per quante sono le regioni? Ma si sono accorti che in Italia abbiamo il prezzo dell’energia più alto d’Europa? Abbiamo un meccanismo di funzionamento e di fissazione del prezzo unico nazionale dell’energia che è surreale, che premia i grandi distributori a scapito delle famiglie e delle imprese, soprattutto delle piccole e medie imprese. Facciamo qualcosa su questo, invece che continuare a rullare alla luna.

Tra l’altro, come avete visto, urlano tanto che poi alla fine i risultati non ne portano a casa, perché sugli extraprofitti, come avete visto, hanno sempre abbaiato ma poi sono ritornati indietro. Allora dico una cosa, quando parliamo di diseguaglianze di territorio, noi avremo bisogno di una politica energetica comune e europea per abbassare le bollette alle imprese e alle famiglie. Non di meno Europa, come qualcuno andava dicendo in campagna elettorale, contro l’interesse nazionale italiano.

Anche perché se in Europa ti accompagni con quelli che giravano quei cartelli con scritto non un centesimo all’Italia, è un po’ difficile fare gli interessi italiani, diciamo. Ma se noi andiamo a concentrarci su un’altra questione fondamentale, anche qui in Liguria, è una seconda grande battaglia che peraltro è bello ricordare proprio da questa piazza. Una piazza intitolata Don Gallo e quindi a una persona che ha dato un grandissimo contributo umano, straordinario, morale alla lotta contro ogni tipo di ingiustizia per la pace, per la legalità.

Ed è la battaglia a difesa della scuola pubblica come prima grande leva di emancipazione sociale delle persone. Vuol dire pagare meglio gli insegnanti, che sono i pagati meno d’Europa e d’Italia. Vuol dire ascoltare la voce degli studenti anche quando è critica, invece che colpirla spesso addirittura con la forza o con la violenza.

E attenzione a questo pessimo decreto sicurezza che ha un passo indietro rispetto ad alcune conquiste fondamentali dello Stato di diritto. Saremo mercoledì in piazza con la Cigl, con tante associazioni per chiarire come la pensiamo rispetto ad un passo indietro che va addirittura oltre il codice Rocco per certi aspetti con nuovi pene, nuovi reati. Addirittura si reprime il dissenso manifestato pacificamente, si colpisce il blocco stradale, si colpisce addirittura la resistenza passiva in carcere.

È in questa direzione che ci vogliono portare. Noi invece vogliamo costruire un futuro che si basi sui fondamentali, sul lavoro che gli insegnanti fanno e a cui va ridata piena dignità sociale. Perché quando si fa un passo indietro sul ridare il giusto valore sociale al lavoro di chi insegna è un passo indietro per la democrazia.

Bisogna essere molto chiari su questo. E vuol dire pure che non vogliamo più sentire un ministro di questo Governo, anzi due, venirci a raccontare che bisogna ridurre il numero di stranieri nelle classi. Perché nelle classi non ci sono italiani o stranieri, ci sono bambine e bambini.

E hanno tutti lo stesso diritto a un’istruzione di qualità. E’ da lì che parte il contrasto alle diseguaglianze. E per inciso, quelli che chiamano stranieri per il 70% sono nati o cresciuti in Italia.

Quindi sono italiani. Diciamolo. Cambiamo quella pessima legge.

E firmate il referendum se non l’avete ancora fatto, che sono gli ultimi giorni. Guardate, la questione è molto semplice. Per noi, chi nasce o cresce in Italia è italiano e nessuno gli può togliere questo diritto.

Per noi l’inclusione sociale è ciò che rende più sicura una società. Una società che non marginalizza, che non discrimina, che non esclude e che non calpesta i diritti delle persone più fragili. Andrea ha fatto un passaggio bellissimo prima, che voglio riprendere.

Quando vi dicono che non c’è differenza tra la destra e la sinistra, non è vero. Una delle principali differenze è questo. Per la destra il tuo successo lo costruisci sulla pelle degli altri.

Per noi nasce da un’emancipazione collettiva, da una mobilitazione collettiva. E per questo la scuola è così fondamentale. Per questo la scuola è il primo luogo in cui incidere.

Per questo abbiamo l’ossessione di moltiplicare gli asili nido nel territorio nazionale. Perché, guardate, questi servizi non solo sono fondamentali per contrastare la povertà educativa. Dicevo il passaggio prima di Andrea, è molto vero.

Perché la destra continuerà a dirci, Andrea, che la povertà è una colpa individuale. E invece no, non è una colpa individuale, è un grave problema sociale, dovuto a politiche che dobbiamo cambiare. Ed è molto ipocrita che lo dica chi ha smantellato l’unico strumento di sostegno al reddito che esisteva in questo Paese.

Chi sta tagliando sul sociale? Lo sanno i comuni. In due anni non hanno mandato un euro per le politiche sociali dei comuni, altro che a difesa dell’autonomia. Stanno dimezzando le autonomie locali perché le lasciano senza risorse anche sul trasporto pubblico locale.

L’avete visto anche questo sulla vostra pelle. Dicevo, gli asili nido perché sono fondamentali? Perché riducono la povertà educativa dai primi anni di vita, ma anche perché in una società come la nostra, quando c’è un governo guidato per la prima volta da una donna che però taglia sulla sanità pubblica e taglia sul sociale, riduce i fondi per i nidi e le scuole per l’infanzia, sa benissimo quello che accade. Accade che il carico di cura rimane sulle spalle delle famiglie, e dentro le famiglie rimane soprattutto sulle spalle delle donne, e questa è una grave ingiustizia ed è anche economico.

Quindi investire nei nidi e nei servizi di cura e l’economia della cura vuol dire anche creare lavoro di qualità in una regione come questa, liberando il tempo di tante e troppe donne che quando mancano quei servizi sono loro che rinunciano a lavorare. Ecco, vuol dire assumere in quei servizi delle persone con stipendi adeguati, dignitosi, perché guardate che è vero, lo diceva Andrea anche in queste settimane, anche se vedo che c’è un’attitudine alla negazione dell’evidenza. Andrea ha sottolineato in questi giorni anche il tema della dispersione scolastica che in Italia c’è, che esiste anche in Liguria, anche se qualcuno la vuole negare.

Guardate, la questione è proprio lì, i giovani non ce ne sono tantissimi, ma anche quelli che ci sono non se la passano benissimo, è uno dei motivi per cui la terza grande priorità che abbiamo messo al centro del nostro lavoro è proprio il lavoro, e non il lavoro precario o il lavoro povero, ma il lavoro dignitoso. Andiamo avanti sul salario minimo, perché sotto una certa soglia è sfruttamento e non può essere legale. Andiamo avanti a dire che va contrastata con la precarietà, perché se tu hai un contratto di un mese, come tanti ragazzi oggi hanno, e non sai se ce l’avrai il giorno dopo, come fai a uscire di casa, come fai a costruirti una famiglia se te la vuoi fare.

Allora io non sopporto più l’ipocrisia di questa destra che per anni ha fatto demagogia e populismo sull’immigrazione e non ha visto l’emigrazione di tanti giovani in gamba che vorrebbero stare nel territorio dove sono nati e cresciuti, ma che con salari così bassi e con tratti così precari molto spesso hanno fatto la scelta di andare altrove a costruire il proprio futuro. Vogliamo invertire quella rotta e lo vogliamo fare rimettendo al centro un’altra grande questione che è la sicurezza sul lavoro. Basta con i morti di lavoro e di stage nella Repubblica fondata sul lavoro.

Serve più prevenzione, più ispettori del lavoro, serve usare le nuove tecnologie e fatemi dire, perché è una battaglia che con Andrea facciamo da tempo, serve bloccare il subappalto a cascata, perché quando il lavoro è più precario il lavoro è meno sicuro. Lo sanno tutti e ha fatto bene per un inciso specialmente da questa piazza sul fatto che noi continueremo a contrastare ogni forma di criminalità organizzata, ma per contrastare davvero le mafie di ogni tipo non basta il lavoro prezioso che su questo fanno le autorità preposte, non bastano nuove leggi, serve un lavoro culturale, serve la giustizia sociale, serve non lasciare un centimetro alla ricattabilità in cui si infilano se trovano spazio. Teniamolo presente perché è un grande insegnamento anche questo della persona a cui è titolata questa piazza.

E allora dico, lavoro, sanità, scuola, l’idea di un nuovo patto generazionale che qui in Liguria serve forse più che altrove perché stanno cercando di mettere contro le generazioni le une alle altre. Allora diciamolo anche da qui visto che sarà materia di confronto in Parlamento e di scontro anche in queste settimane. Non si permettano di fare nuovamente cassa sulle pensioni, ci hanno già provato l’anno scorso, l’hanno fatto su opzione donna, non glielo permetteremo.

Sempre dai soliti vanno a prendere, no? E intanto cosa hanno fatto? Hanno fatto più di 20 condoni perché allora strizzare l’occhio a chi fa il furbo va bene, a scapito delle persone oneste, dei contribuenti onesti che pagano le tasse anche per chi sceglie di non pagarle. Imprenditori, pensionati, dipendenti, autonomi che le tasse le pagano anche per chi sceglie di non farlo, a cui questo Governo continua a strizzare inspiegabilmente l’occhio. E arrivo dal lavoro, anche un’altra grande questione su cui Andrea insiste giustamente, la reindustrializzazione sostenibile.

Guardate, in questa regione abbiamo delle vertenze complicate, drammatiche, eppure questa regione ha ancora tanto da dare e da dire se è messa nelle condizioni per farlo. Serve a tirare nuovi investimenti, serve completare il lavoro sulle infrastrutture, certo, ma serve anche avere una visione di un grande piano industriale che accompagni i cambiamenti che altrimenti ci travolgeranno. Parlo dell’emergenza climatica, eppure la conversione ecologica può essere conveniente per le imprese, tante l’hanno già scoperto.

Mi ha detto Andrea che questa è una delle regioni che è più indietro sulla produzione di energia rinnovabile. Ma guardate, perché noi insistiamo sul mettere le imprese in condizione di fare questi investimenti? Ma perché c’è una doppia vittoria. Abbassi le bollette e direi che ce n’è bisogno dopo quest’anno di crisi energetica prima e inflazione poi, questi ultimi tre anni, e dall’altra parte abbassi le emissioni, vuol dire migliorare la qualità dell’area che respiriamo.

Guardate, di pianeta ce n’è soltanto uno, e non ce l’abbiamo in proprietà, ce l’abbiamo in prestito, lo dovremo restituire, possibilmente ancora abitabile, e non stiamo facendo abbastanza. È vero che serve un grande lavoro di prevenzione del dissesto. Prima di venire qui sono stata in visita ad alcuni dei territori colpiti anche dall’alluvione dell’altro giorno, e diciamolo con forza, non è negando l’emergenza climatica che si aiutano le persone, che si aiutano gli agricoltori e che si aiutano le imprese.

Chiedetelo a quegli agricoltori che dopo più di un anno dalla prima alluvione stanno ancora aspettando i ristori promessi al cento per cento e mai arrivati da questo Governo, mai arrivati. È chiaro che ci batteremo perché tutti gli interventi e gli aiuti arrivino più in fretta, ma dobbiamo fare i conti anche col fatto che siamo un territorio fragile, e lo siamo anche qui, e quindi la messa in sicurezza vuol dire anche lì moltiplicare i cantieri di prevenzione del dissesto, dare lavoro di qualità e renderci più resistenti, più resilienti rispetto a questi drammatici cambiamenti. Ma ha ragione Andrea, per fare tutto questo serve a livello regionale, e l’ha detto, ma anche a livello nazionale una legge per lo stop al consumo di suolo, perché si è cementificato troppo, troppo, per responsabilità trasversali, questo bisogna dirlo fino in fondo, però è il momento di capire una lezione amara da questi anni e dal moltiplicarsi anche di questi eventi.

Accanto a questo voglio dire, per andare a concludere, c’è un’altra grande priorità per noi che ci lega a doppio fino a questa regione, della situazione della sanità abbiamo detto, dell’esigenza di ricominciare a investire sulla scuola e sul lavoro di qualità prodotto da buone politiche industriali che la regione può fare anche usando bene i fondi europei abbiamo detto, ma questa è una regione aperta, è una regione, come questa piazza dimostra, di solidarietà, ma ero qualche tempo a Music for Peace qui vicino, c’è una tradizione di solidarietà straordinaria, ci sono le bandiere, allora non possiamo essere indifferenti mai da qui, dalla Liguria, a quello che accade intorno a noi, non ci accontentiamo di contrastare le ingiustizie qui, ma lo vogliamo fare anche oltre, oltre i confini e guardare a quello che accade ed è per questo che io devo ricordare anche da qui, rispetto alle drammatiche notizie di queste ore, che noi chiediamo un immediato cessate il fuoco per fermare il massacro a Gaza, per liberare tutti gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas, per riprendere la strada dei due popoli, due stati, che vuol dire che uno esiste già e ha diritto a esistere senza bombe e attacchi terroristici, ma vuol dire pure che per noi anche l’altro va pienamente riconosciuto, la Palestina, perché anche i palestinesi hanno pienamente diritto a vivere in pace e in sicurezza in un loro Stato, così come gli israeliani. Su questo dobbiamo continuare a riconoscere gli sforzi e a sollecitare una risposta diplomatica e politica più forte da parte dell’Italia e dell’Unione Europea e dico i diritti, certo, sono un’altra grande priorità, per noi i diritti sociali e civili sono inscindibili tra di loro, per un motivo banale, che le persone che sono discriminate per quello che sono, sono anche persone che lavorano, sono anche persone che hanno bisogno di cure, sono anche persone che hanno da avviare un’impresa, ma per il fatto che sono discriminate per quello che sono, fanno più fatica a trovare lavoro, fanno più fatica ad accedere ai servizi che pagano con le tasse e fanno più fatica ad avviare un’impresa. Allora lo voglio dire chiaramente, siccome fanno tanta retorica vuota sulla famiglia, che di famiglia non ce n’è una sola, ce ne sono tante, plurali, colorate, diverse e vanno tutte di pese nei loro diritti e nel contributo che portano alla società e soprattutto vanno di pese i diritti dei loro figli che non possono essere discriminati mai, perché l’amore non si discrimina.

E a proposito di supporto alle famiglie, se vogliamo davvero aiutare le famiglie in Liguria come in Italia, perché non facciamo come in Spagna immediatamente un congedo paritario di cinque mesi pagato al cento per cento, non solo per le madri, ma anche per i padri che saranno contenti di essere sostenuti a stare più tempo con i propri figli e le proprie figlie. Dico, abbiamo proposte concrete, portiamole avanti. E voglio chiudere ringraziando davvero Andrea perché io credo che qui si sia fatta una scelta veramente giusta, giusta perché qui avevamo bisogno di qualcuno che fosse credibile e competente.

E io lo dico a un compagno e lo dico a un amico. Grazie Andrea, perché sul lavoro domitoso e sulle politiche industriali non potevamo chiedere a nessuno meglio di te di rappresentarci in questa grande sfida, perché la coerenza che hai dimostrato in questi anni di militanza politica è chiara a tutti e questa vogliamo offrire alla Liguria. E guardate, abbiamo un lavoro difficile davanti, che dipenderà molto più da voi che da me, che sono sempre felice di venire a sostenervi, incontrarvi e fare la campagna con voi.

Ma la differenza qui non la faccio io, la fate voi che qui ci vivete tutti i giorni e che conoscete le paure e le speranze di questa città e dei suoi vicoli. Io vi chiedo, usate bene queste settimane, non sono tante. Cercate di raggiungere soprattutto quella vasta parte di società che ha smesso di credere nella politica purtroppo e che non va più a votare, perché è lì che noi possiamo fare la differenza, perché se non ci occupiamo di politica, la politica si occupa comunque di noi e l’hanno visto bene nel peggioramento delle condizioni della sanità pubblica in questi anni in questa regione, in quello che è successo in questi mesi di paralisi e poi fatemi dire solo una battuta su questo, perché vedete che abbiamo tanti temi che mettiamo avanti nel programma, ma mi è impossibile non segnalare come almeno molto inopportuno aver sentito in questi giorni la destra, anche nei suoi massimi esponenti di governo, commentare un processo aperto – parlo di quello a Salvini – e chiudersi in un silenzio quando Toti ha patteggiato, dopo che per mesi ci hanno raccontato che era vittima di un complotto.

Io sono dell’idea che a processi aperti non si commenta per rispetto della separazione dei poteri, però è come ha fatto strano quantomeno, come al solito, la doppia morale di questa destra, che attacca sempre la magistratura, tranne quando deve utilizzarne il lavoro contro gli avversari politici, perché abbiamo visto anche questo, quindi giustizialisti all’impossibile con gli avversari politici e ipergarantisti allo stremo pure davanti a un patteggiamento che è una missione di responsabilità con i propri amici. Ecco, la doppia morale. Noi non abbiamo bisogno di doppia morale, abbiamo bisogno di persone per bene che scardino il sistema di potere che in questi anni ha fatto uso delle istituzioni come se fossero di proprietà.

Ed è per questo che siamo con te, caro Andrea. Ci siamo pienamente con tutte le forze di questa coalizione per andare a vincere e scrivere una pagina di futuro migliore per la Liguria. Lo facciamo con i nostri valori, le nostre idee, le nostre proposte che sono radicate nella nostra bella Costituzione, che è una Costituzione antifascista, come tutti e tutti noi.

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